Emanuela Tagliavia: una vita per la danza

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La danza è la mia più grande passione da sempre e aver lavorato tanti anni in questo mondo mi ha dato l’opportunità di conoscere molti artisti, molte personalità diverse fra loro, ma tutte accomunate da un fortissimo senso estetico della vita.
Tra queste, ho avuto l’onore di lavorare con una grande coreografa, ma anche ballerina e insegnante. Parlo di Emanuela Tagliavia, docente di danza contemporanea e coreografa presso la Scuola di Ballo dell’Accademia delle Arti e Mestieri del Teatro alla Scala.

La sua è una lunga carriera tuttora in divenire. La danza classica intrapresa giovanissima e proseguita negli anni del liceo. Le lezioni quotidiane con la maestra Gianna Ricci, da cui apprendere disciplina, tecnica e costanza. Una lunga esperienza francese, alla ricerca di maestri e coreografi che la introducono, giovanissima, al palcoscenico e al linguaggio della danza contemporanea, di cui si fa prima interprete, creatrice, e infine maestra.

L’ho intervistata, per capire qual è il segreto del suo successo, ma vi dico già che resta proprio un segreto…

Emanuela, parliamo della tua esperienza di coreografa. Mi viene da dire, un’esperienza di “ambasciatrice della danza”, visto l’impegno che ti sei sempre assunta nella promozione di una danza di qualità e di altissimo livello. In Italia questo sembrerebbe quasi utopistico: hai trovato terreno fertile?
Grazie per questa definizione; è facile incontrare difficoltà che riguardano le esigenze primarie della messa in scena: compensi adeguati per i danzatori, professionisti e non allievi, tempi di produzione, scenotecnica…luci , musica, costumi , ogni dettaglio è importante nella realizzazione di una coreografia.
Anche trovare ascolto con gli interlocutori dei vari circuiti. Per contro, i contenuti dei miei lavori sono sempre stati accolti con interesse e una buona risposta da parte del pubblico e della critica.

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Luminare Minus è una delle tue ultime creazioni, con la partecipazione di una straordinaria Luciana Savignano. Ciò che balza all’occhio è la partecipazione di giovani allievi della scuola del Teatro alla Scala, di cui tu sei insegnante. Quanto è importante investire sui giovani oggi? E quali difficoltà incontri?
Luminare Minus è stato creato nel 2007 in occasione dell’esposizione del frammento lunare al Museo della Scienza per Mito Festival, con la presenza di Luciana Savignano e 26 allievi dell’Accademia del teatro alla Scala.
Quest’anno per l’inaugurazione del Teatro Gerolamo ho creato un estratto sempre per Luciana e sei professionisti. Investire sui giovani è fondamentale, non solo nell’arte, ma anche in qualsiasi
lavoro. Il problema è far capire ai giovani allievi che il percorso non è così semplice e immediato. I risultati non si ottengono in poco tempo. Inoltre, l’investimento non riguarda solo il corpo.
L’aspetto tecnico e culturale devono procedere parallelamente. Per le serate di danza , che sto programmando al Teatro Gerolamo, coinvolgerò giovani coreografi, che si stanno affermando in Italia e all’estero.

Quali sono i tuoi progetti per i prossimi mesi?
Per i prossimi mesi la ripresa di Funambolia a Torino, l’organizzazione di una serie di spettacoli al teatro Gerolamo, dove ho la consulenza della sezione danza, una mia versione de l’Après-midi d’un faune in collaborazione con il Conservatorio di Milano, una nuova creazione per tre interpreti femminili e poi la ripresa de La Stravaganza di Angelin Preljocaj in Scuola di Ballo, che andrà in scena al Teatro Strelher.

Nel tuo curriculum trova ampio spazio l’insegnamento. Una missione non semplice, qualsiasi sia l’ambito di applicazione. A che punto è la danza contemporanea in Italia?
Ben detto una missione, un atto di grande generosità, dare ma anche essere all’ascolto degli allievi, sentirsi veicolo della loro crescita, non solo tecnica ma anche artistica. In Italia c’è un po’ di tutto, perché non c’è una legge che regola l’insegnamento, chiunque può insegnare anche chi non ha la preparazione, chi non ha mai danzato o non è stato a contatto con una realtà
artistica. Molta confusione anche su che cosa si insegna, non solo il metodo ma anche il pensiero e la poetica.

Ci sveli un tuo “sogno nel cassetto”?
Dato che si tratta di un sogno, avere un mio gruppo fisso, non solo a progetto, ma anche coreografare per una compagnia istituzionale in Italia o all’estero.

Grazie Emanuela e buon lavoro!

Daniele Tarenzi

Daniele Tarenzi

Per lavoro mi occupo di comunicazione. Per passione mi occupo di comunicazione. Amo le persone sveglie, appassionate e "che friggono"!
Mi laureo in Lettere (perché Dante è sempre Dante!), ma faccio il Digital Communications Manager.
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