Alberto Rossetti: diventiamo educatori (digitali) funanboli

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chestorie.devAlberto Rossetti è un amico di Che Storie: abbiamo già avuto la fortuna di conoscerlo e poter imparare da lui molti aspetti interessanti del rapporto tra Internet e l’essere umano.

Psicologo e psicoterapeuta, si occupa della cura delle varie forme in cui il disagio psichico si manifesta nell’adulto e nell’adolescente: disturbi d’ansia, depressione, attacchi di panico, problematiche sessuali e relazionali, dipendenze con o senza sostanza.

Lavora con i genitori di ragazzi e ragazze adolescenti alle prese con difficoltà di tipo relazionale ed educativo, in particolare sul tema dei consumi di sostanze tra i giovani.

E ormai da diversi anni studia il rapporto tra l’uomo e le nuove tecnologie. Questo gli ha permesso di entrare in contatto con persone che hanno problematiche legate all’uso di Internet (più conosciute come “Dipendenze da Internet“), organizzando gruppi per genitori e partecipando a convegni e formazioni.

Adesso ha deciso (e noi gli siamo grati!) di scrivere un ebook, Educazione Digitale: un tema complesso, che spesso è stato trattato con troppa superficialità e che ora assume un valore scientifico. L’ebook Educazione Digitale nasce dall’idea che per educare ai tempi del digitale sia necessario diventare tutti un po’ creativi. Nell’ebook si parla di app per bambini, di cultura digitale, di cyberbullismo, di dipendenze da Internet e di molti altri argomenti. Alberto ci ha scritto questo:

“Un padre appoggia il suo cappello sul tavolo del ristorante, proprio di fronte al figlio. Prende lo smartphone, apre Youtube e lo sistema sulla visiera del cappello. Solo a quel punto inizia a mangiare, con lo sguardo che si perde nel vuoto e restando in assoluto silenzio. In realtà non ha avuto molta scelta. Da qualche mese, il bambino di circa 5 anni, mangia solo se ha di fronte i cartoni animati, altrimenti sciopera.

In un’altra situazione il tablet è sul tavolo. Il papà è seduto accanto al bambino e gli sta raccontando una storia utilizzando un’app molto particolare. Con il dito, entrambi, possono fare scorrere un’immagine che cambia tutte le volte che lo si vuole. La storia, però, è completamente a carico del genitore e di suo figlio: sono loro che la devono inventare. Il bambino ascolta il papà, cambia immagine, racconta anche lui delle parti, registra il suono della sua voce e quello di suo padre e lo riproduce facendo finta che siano i personaggi sul tablet a parlare.

Il tema dell’educazione digitale è molto complesso. Si corre spesso il rischio di pensare che si tratti di una questione tecnica, di controllo e gestione dello strumento. Non è un caso, infatti, che l’educazione digitale venga invocata soprattutto in seguito a fatti di cronaca (non ho statistiche a riguardo, ma l’esperienza personale mi porta a dire questo…). Si pensa che i ragazzi debbano essere “educati” all’uso degli strumenti, che non conoscano la differenza tra online e offline, che abbiano smarrito il vero senso della privacy, che non siano in grado di criticare un’informazione trovata su Wikipedia o su Google. Forse, a fare davvero molta confusione, sono gli adulti che pur continuano ad avere il ruolo di educatori anche nell’era digitale. Per questo motivo penso che l’educazione digitale non riguardi solo i bambini o gli adolescenti ma anche, o soprattutto, i genitori che devono abbandonare l’idea di essere immigrati digitali e trovare il loro modo di abitare la società contemporanea. Il cambiamento che sta avvenendo nel modo con cui come esseri umani ci rapportiamo alla realtà, infatti, non tocca certo solo le nuove generazioni. Le tecnologie stanno radicalmente modificando non solo il modo di educare, ma anche l’intrattenimento, la comunicazione, l’informazione, il commercio, l’amore, l’odio, la salute…Non si tratta, è evidente, di imparare ad usare uno strumento, ma di provare a  capire come esso stia modificando il nostro modo di relazionarci alla realtà.

L’educazione digitale, pertanto, ha poco a che fare con il controllo, la sorveglianza o la padronanza tecnica di uno strumento. Educare ai tempi del digitale richiede uno sforzo maggiore, necessario se si vuole permettere alla tecnologia di arricchire la nostra esperienza umana e non impoverirla.

Al centro dell’educazione, anche di tipo digitale, c’è la relazione, punto di partenza essenziale e dal quale non possiamo prescindere. La tecnologia non deve mai provare a sostituirla o pensare di poterla eludere, perché come esseri umani ne abbiamo bisogno per poter crescere e vivere. Uno dei punti principali dell’educazione digitale è permettere alle relazione di incontrare la tecnologia, ovvero di fare in modo che il digitale non porti all’isolamento ma che, al contrario, offra ulteriori possibilità di incontro. Non tutto quello che viene prodotto dal mondo digitale è per forza positivo e, soprattutto, è necessario che ciascun educatore viva criticamente le scelte che fa in campo educativo. Quando si decide ad esempio di comprare uno smartphone al proprio figlio di 8 anni (non è un’esagerazione…le statistiche europee indicano che l’età media a cui ad un bambino viene dato il primo smartphone è questa) bisogna essere consapevoli del valore educativo di quella scelta. Come accennavo prima i cambiamenti che stanno avvenendo sono tanti e complessi e non ci si può permettere il lusso di vivere in maniera passiva tutto questo. Un bambino, che lo si voglia no, abita questo mondo e quindi si confronterà con questi cambiamenti e, come adulti, abbiamo la responsabilità di condurli all’interno del labirinto della vita.

Per fare questo sono necessari 4 ingredienti, di cui parlo nell’ebook Educazione Digitale.

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Conoscere la realtà in cui si vive

Non per forza bisogna diventare esperti di tecnologia o avere profili aperti su tutti i social media. E’ però necessario avere un pensiero critico, riconoscere i cambiamenti, non accettarli o rifiutarli a priori, ma avere il desiderio di scoprili.

Avere la curiosità di sperimentare

Le nuove tecnologie ci permettono oggi di avere tra le mani nuovi strumenti educativi ed è importante che un genitore li sperimenti, scegliendo quelli che ritiene migliori.

Mantenere il proprio ruolo educativo

Il fatto che ci siano nuovi strumenti educativi non significa che si debbano ritirare in soffitta quelli vecchi. Come si diceva prima il punto da cui partire è l’educazione alla relazione, online e offline.

Educare richiede impegno e responsabilità

Non bisogna mai pensare che la sola presenza delle nuove tecnologie basti a fare crescere i propri figli con sani principi e valori. Per questo l’educazione digitale richiede ai genitori uno sforzo ancora maggiore, in quanto li obbliga a muoversi in una realtà che non conoscono benissimo”.

Grazie Alberto!

Daniele Tarenzi

Daniele Tarenzi

Per lavoro mi occupo di comunicazione. Per passione mi occupo di comunicazione. Amo le persone sveglie, appassionate e "che friggono"!
Mi laureo in Lettere (perché Dante è sempre Dante!), ma faccio il Digital Communications Manager.
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