Intervista a Ippolita Baldini: Io, Ippolita Roberta Lucia

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Drin Drin…
Pronto.
Ippolita?

Sì… perfetto, ho appena finito di lavare i piatti. Tempismo perfetto, non ho la lavapiatti, e poi beh mi rilassa… tanto ho il semipermanente quindi posso lavarli tranquillamente.

chestorie.com

Ti ringrazio di aver accettato di parlare con noi di CheStorie.com e sono molto curioso perché ti seguo… sì faccio il blogger e scrivo di teatro e musical, ma poi nella vita di tutti i giorni faccio lo psicologo e quello che porti in scena mi ha proprio appassionato; quindi inizio subito col chiederti qualche anticipazione sul tuo spettacolo di stasera.

Lo spettacolo di stasera è una commistione di tutto quello che ho fatto in questi ultimi 10 anni. Tanto repertorio di Mia Mamma è una Marchesa. Perché è come aver acquisito un nuovo pubblico che magari è quello televisivo con Colorado e voler dare l’immagina anche a loro di quella che era anche prima in teatro, cioè una attrice comica. Non sarà uno spettacolo di cabaret, ma un lavoro più affine alle mie corde, cioè di teatro comico quindi affronterò per la gran parte diciamo il testo di Mia mamma è una marchesa, dove ci sono i capitoli di quella avventura, quindi spiego al pubblico che arrivo da una famiglia aristocratica, la mia scelta di fare teatro, la mia fuga a New York fino al personaggio televisivo.

Ho letto che le tue muse ispiratrici sono Franca Valeri e Franca Rame che sono due donne fantastiche, ma diversissime.

Sì anche nell’altezza, una altissima e l’altro no. Sono fisicamente opposte ma anche come vedute. È stata una associazione casuale. Prima come ‘maestra’ ho Franca Valeri perché con questa mia compagna delle medie da cui andavo a studiare, aveva un disco in vinile delle registrazioni radiofoniche di Franca Valeri e noi ce lo stiamo ascoltate tantissimo, ridendo come matte nelle pause studio. Io poi me lo ascoltavo nelle cuffie del walkman come se fosse della musica e lì ho iniziato a rifare i monologhi come se cantassi le canzoni, non era più un monologo in prosa, era un canto. E col tempo mi ha permesso, oggi lo posso dire, di aver introiettato dentro di me i tempi musicali di Franca Valeri. Molti notano una somiglianza con lei quando recito perché è come se avessi preso il suo tempo comico. L’ho cantata per tanti anni. L’ho masticata tantissimo e adesso anche quando scrivo il tempo è lì. Entrambe poi hanno questa comicità di situazione e non di battuta, che come gusto teatrale preferisco di più. Quando devo dire la battuta sto sempre malissimo come attrice; poi ne dico e funzionano e quando entrano è bello, però è sempre un po’ una sofferenza perché a gusto preferisco la situazione. Franca Rame, invece, è arrivata causalmente dopo. Mi è arrivato un testo suo da interpretare, un monologo di questa donna quando ancora facevo teatro amatoriale dalla mia regista. E… sai quando un testo lo leggi due volte e lo sai a memoria? Allora vuol dire che è tuo e ti è già entrato. Poi sai lei e Dario Fo scrivono dei testi che sono dei gioielli, sono perfetti, non c’è niente da dire. E poi fisicamente le assomiglio anche di più perché sono altissima.

E si vede anche nella tua presenza scenica. Per come ti ho visto ho proprio notato come il corpo è parte di una ricercatezza che accompagna tutto quello che dici nel recitato e anche nel ballato…

Io mi sono diplomata all’Accademia Silvio D’Amico e lì per tre anni abbiamo studiato tantissimo il corpo, il movimento da mille punti di vista. Quando usciamo formati come attori non è solo la parola con l’intelletto, ma anche la parola che entra nel corpo. Io faccio sempre questo esercizio quando prendo un personaggio: la schiera, ossia 8 passi avanti e 8 passi indietro su una linea, inizialmente neutro e poi inizi a pensare come guarda, come cammina… e su Lucy poi avevo le idee molto chiare: Lucy è in ansia, fondamentalmente, e quindi si muove tantissimo. La prerogativa è questa, poi mi partono le gambe istintivamente perché metto il motore lì dove Lucy ha bisogno.

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Il tuo nuovo spettacolo si chiama Io, Ippolita Roberta Lucia. Tre nomi, tre diverse personalità, ma chi sono?

Qui dovrebbe dirmelo l’Emanuele psicologo (ride, nrd). Noi, ma me lo dirai anche tu, siamo un miliardo di personalità e sfaccettature. Io ne ho messe in scena tre. Roberta sarà quella più neutra che racconta la storia delle altre due ed è spettatrice ingenua delle avventure delle altre, che sono due aspetti della mia vita e due momenti della mia vita. Mentre Ippolita è quella parte dell’attrice, che racconterà, attraverso la voce di Roberta, le sue avventure nel teatro e a New York come performer; poi arriva Lucy, che è la parte di me che superata la soglia dei trenta è entrata in ansia violenta da marito perché non avevo realizzato quell’aspetto lì. Lucy è l’ansia della donna che cerca marito e così non lo trova zero perché se vai in ansia, l’uomo lo percepisce e scappa come un matto. E poi c’è la madre, con cui Roberta si relazione tantissimo, è un personaggio comico sempre interpretato da me che però si muove in maniera molto diversa e questa relazione con la madre è molto fuorviante: ci sarà anche un combattimento, ma poi la madre vive dentro di lei. Facendo questa sintesi e parlando solo di me, involontariamente ho parlato a un sacco di gente: quando racconto di mia madre, usando la sua voce e le sue posture, la gente mi ha detto: “sembra mia madre” e quindi senza volerlo ho fatto la mamma in generale.

Beh direi che hai colto un po’ ciò che c’è nell’inconscio collettivo. E vorrei fare con te questo gioco di associazione…

Se Roberta fosse un colore? mi viene arancione, un colore che reputo vitale.

Se Ippolita fosse un dolce? Uno di quelli che mangia Maria Antonietta nel film di Sofia Coppola, quei muffin tutti decorati e lussuosi.

Se Lucy fosse una canzone? Se stiamo sul patinato, quale Lucy è: Single Ladies di Beoyncé, dove lei sarebbe sul pezzo. Altrimenti sempre un po’ pop Sky and Sand, da discoteca, ma anche molto morbida, come se fosse nel mare, e scenicamente potrebbe rappresentare il delirio di Lucy. Per esprimere, invece, la ferita da cui arriva Lucy c’è una canzone di Anthony and and The Johnson, Hope There’s Someone.

Chissà cosa ci vedi tu…

Ma a me sembra proprio che tu abbia una grande consapevolezza di te e nei tuoi spettacoli e nei tuoi personaggi ci sia proprio una rilettura che dà un senso a quello che hai vissuto e a una professione che ti caratterizza e ti prende proprio l’anima. E quindi per salutarci, cos’è per te il teatro?

Il teatro è un porto sicuro dove uno arrotola le vele della tempesta e dice ‘siamo arrivati’. Un luogo dove passa tanta gente, c’è anche della criminalità, ma è un luogo che dal mondo, dalla strada, in tournée entro in teatro e penso: silenzio, montiamo le luci e basta. Quando entro dentro lì è come la nave che entra nel porto, che sono piatti, non si oscilla più. Ed è dal primo giorno che sono entrata in teatro e ho questa sensazione. Dicono che tu senti la tua vocazione nel cuore quando fai un sospiro di sollievo e dici “ah, sono arrivato, un po’ come quando incontri l’uomo o la donna della tua vita e ti dici: “ah eccomi, sono arrivata e ti senti a casa”.

Io ti ringrazio perché hai usato delle immagini bellissime che mi hanno davvero tanto colpito e merda merda merda per questa sera e domani che sarai allo Zelig Cabaret di viale Monza con il tuo Io, Ippolita Roberta Lucia.

Info: INIZIO SPETTACOLO ore 21.00
ZELIG CABARET – Viale Monza 140 – 20125 Milano – www.areazelig.it – Ingresso consentito ai maggiori di anni 14
I prezzi indicati si intendono senza consumazione ed eventuale prevendita

ingresso: tavolo 15 euro – tribuna 12 euro

Infoline e prenotazioni tel. 02.255.1774 (dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00 – nelle sere di spettacolo anche dalle 18 alle 20.00 – sabato e domenica dalle 18.00 alle 20.00). Acquisti online su www.ticketone.it

Emanuele Tomasini

Emanuele Tomasini

Vivere è comunicare e comunicare è mettere in relazione. Amo osservare come le persone si mettono in ascolto di se stesse e in contatto con il mondo per creare il proprio spazio. Sono uno psicologo. Appassionato di musica e matematica, scrivo e leggo alla ricerca di connessioni e legami.
Emanuele Tomasini

Emanuele Tomasini

Vivere è comunicare e comunicare è mettere in relazione. Amo osservare come le persone si mettono in ascolto di se stesse e in contatto con il mondo per creare il proprio spazio. Sono uno psicologo. Appassionato di musica e matematica, scrivo e leggo alla ricerca di connessioni e legami.