Intervista ad Alberto Rossetti, psicologo esperto di dipendenze da Internet

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??????????Alberto Rossetti è uno psicologo clinico di Torino. Si occupa della cura delle varie forme in cui il disagio psichico si manifesta nell’adulto e nell’adolescente: disturbi d’ansia, depressione, attacchi di panico, problematiche sessuali e relazionali, dipendenze.

E fin qui nulla di nuovo. Ma Alberto si è anche specializzato nella cura delle dipendenze da Internet, cosa che lo ha portato ad aprire un blog, dove parla di come Internet e le nuove tecnologie stiano modificando il nostro modo di vivere e di relazionarci.

Alberto, ma davvero esiste una patologia che può essere definita “dipendenza da internet”?
Assolutamente sì. In realtà è più corretto parlare di dipendenze da Internet, al plurale e non al singolare, essendo Internet uno spazio in cui è possibile svolgere numerose attività, come giocare, chattare, cercare informazioni, stare sui social. Caratteristica comune di tutte le dipendenze da Internet è un aumento del numero di ore passate online con un’ovvia diminuzione del tempo e dell’interesse dedicato ad altre attività. In alcuni casi, alcune persone arrivano a stare online anche 12 ore in una giornata o a scambiare la notte per il giorno, preferendo la connessione in orari notturni. Tutto questo ha come conseguenza principale un progressivo isolamento dalla “realtà”, un peggior rendimento lavorativo, nei ragazzi l’abbandono scolastico, un peggioramento delle relazioni familiari e sociali e, in alcuni casi, la perdita di ampie somme di denaro. Molte persone quando sentono parlare di dipendenze da Internet pensano al numero di ore che passano davanti al computer, magari per lavoro, e si chiedono quale sia il confine tra un uso, se pur prolungato di Internet, e la dipendenza. La differenza, a mio parere, sta non solo nella quantità, ma anche nella qualità delle attività svolte quando si è offline. Se si usano molto i social ma si continuano ad avere relazioni anche di persona non esistono grossi problemi di dipendenza, ma la situazione è molto diversa in quei casi in cui Facebook ha preso il posto dell’incontro di tipo fisico tra due persone.

Che cosa bisogna fare per prevenire tale dipendenza?
Se si vuole prevenire una dipendenza da Internet, bisogna anzitutto non sottovalutare mai il carattere fortemente attrattivo che le nuove tecnologie possiedono. Chiedersi sempre a quale attività le ore trascorse online stanno sottraendo tempo può essere un buon modo per ricordarsi che non esiste solo la dimensione di Internet. Un’altra domanda che ha senso porsi è: Internet mi sta consentendo di evitare alcune difficoltà? Mi viene in mente il caso di una ragazza che, dopo essere stata licenziata, non riusciva più a trovare lavoro. Ha cominciato a isolarsi sempre di più nella sua camera, intrattenendo esclusivamente relazioni online sui vari social. Per un po’ di tempo questo tipo di relazioni le sono andate bene e le hanno permesso di non sentire eccessivo dolore, ma un bel giorno si è accorta che non era più in grado di uscire di casa, rimettersi in cerca di lavoro e riagganciare relazioni di persona; per lei è stato difficile e doloroso chiedere aiuto, anche perché provava un senso di profonda vergogna. Infine, è certamente significativo il numero di ore trascorse online: come dicevo prima 12 ore sono sempre troppe, non ci sono troppe scuse da darsi. Per questo motivo, darsi delle regole per limitare il numero di ore online, se non si è ancora strutturata una dipendenza, può essere un ottimo modo per prevenire la patologia. Parlando di genitori, può essere molto utile aiutare il proprio figlio a porsi queste domande e intervenire nel regolamentare l’uso quando il processo di autoregolamentazione non avviene con successo o nel caso di ragazzi molto giovani. Importante è anche il rapporto tra pari: se un amico non sta più uscendo di casa perché troppo impegnato in giochi online è necessario trovare almeno il modo di farglielo notare.

Esiste la possibilità di curare queste dipendenze?
Sì, è possibile curarle e in linea di massima i risultati possono essere molto soddisfacenti. Ci sono ovviamente numerose variabili da tenere in considerazione, come l’età, il tipo e il grado di dipendenza, eventuali problematiche pregresse… la cosa più importante da fare, quando ci si accorge di non riuscire più a fare a meno di stare online, è chiedere subito una mano. Lo stesso discorso vale anche quando a chiedere aiuto non è il diretto interessato ma un’altra persona, come un genitore: se non si controlla più la situazione è fondamentale chiedere aiuto il prima possibile. In questi casi, però, la situazione è un po’ più complessa, perché la cura deve necessariamente passare per un’accettazione di una condizione problematica e non sempre un ragazzo è in grado di svolgere questa operazione. Questo non significa certo che la cura sia impossibile, però possono essere necessari più tentativi per riuscire ad instaurare una buona relazione con il ragazzo e non bisogna scoraggiarsi se non si vedono immediatamente dei risultati.

Per te e per la tua attività Internet che cosa rappresenta?
Per me rappresenta una grandissima opportunità che come esseri umani stiamo costruendo per vivere un po’ meglio. Questo significa però che abbiamo anche una grande responsabilità nei confronti delle generazioni future e che non dobbiamo fare finta di non averla, come a volte capita di vedere o di sentire. Per la mia attività, invece, Internet offre da un lato la possibilità di rivolgermi ad un pubblico molto ampio e dall’altro di fare la conoscenza di persone e situazioni a partire dai miei interessi. Da un punto di vista teorico, inoltre, Internet mi sta aiutando ad osservare da una prospettiva inedita l’essere umano. Infine, inutile negarlo, Internet mi permette anche di fare una buona pubblicità.

Che rapporto hai con i social network?
Dopo che mi sono chiarito l’uso che volevo farne, buono. Utilizzo i social network, in particolare Twitter, Linkedin e Google+, da non molto tempo e lo faccio in maniera esclusivamente professionale. Essendo io uno psicologo di formazione psicoanalitica credo che sia importante, ai fini di una cura, che uno psicoanalista non si sveli troppo nei suoi interessi personali. Per questo ho scelto di stare su quei social che mi permettono di tenere ben distinti il livello personale/privato e quello professionale, anche se non sempre è molto facile. Certe volte ho la tentazione umana di intervenire in qualche dibattito che in parte esula dal mio lavoro ma mi mordo la lingua ed evito di scrivere…

Daniele Tarenzi

Daniele Tarenzi

Per lavoro mi occupo di comunicazione. Per passione mi occupo di comunicazione. Amo le persone sveglie, appassionate e "che friggono"!
Mi laureo in Lettere (perché Dante è sempre Dante!), ma faccio il Digital Communications Manager.
Daniele Tarenzi

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