Strategia Digitale: ora è un manuale!

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Pensate che la vostra aziende debba aprirsi a nuovi canali di comunicazione? Avete individuato nel digitale la strada da percorrere, ma non sapete come muovermi in questa  moltitudine di strumenti, di opportunità che si susseguono?

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Giuliana Laurita e Roberto Venturini hanno quello che fa per voi: un vero manuale di Strategia Digitale!

Per chi non è esperto questo libro è un manuale che spiega, attraverso una metodologia facile da comprendere e da seguire, come progettare e realizzare un’efficace attività di comunicazione digitale pianificandola strategicamente. Il tutto arricchito di tanti casi pratici a cui ispirarsi. Per chi già conosce il campo è una guida che fornisce spunti su come applicare una logica di pensiero strategico per rendere più efficiente e produttivo il processo di sviluppo di un progetto digitale. Per tutti, un manuale pratico, ricco di spunti e case history, per capire meglio la Rete e sviluppare progetti migliori.

Strategia Digitale è il manuale completo per accompagnare l’azienda nella costruzione della sua presenza sui canali digitali. Una guida che affronta il problema di “andare online” a partire dalla strategia di business fino alla scelta degli strumenti.

Che Storie ha chiesto direttamente agli autori di spiegarci da dove nasce questo libro.

Comunicazione su Internet = quella che non costa nulla e che posso far fare a chiunque…che ne pensate?!

Certo, fare una qualche cosa su Internet non costa nulla, e chiunque sa fare un post su Facebook.. 🙂 Infatti, le barriere d’ingresso sono basse. E chiunque può inventarsi creativo digital-social. Pensando che la cosa importante sia l’idea brillante o essere capace di scrivere dei post su Facebook. E proprio per questo molte, forse la maggior parte delle operazioni di comunicazione digitale non funzionano.

Non si tratta di fare una pagina Facebook, ma di mettersi in relazione con un pubblico, sempre più resistente alla pubblicità, sempre più sgamato rispetto ai social – ma anche culturalmente sempre meno sofisticato. Fare una strategia attiene al concetto di fare marketing. Capire cosa le persone necessitano, desiderano, temono. Capire come avere (con il prodotto, con la comunicazione) un impatto positivo sulla loro vita. Come comunicare in modo da entrare in risonanza con le loro emozioni e riuscire a coinvolgerle. Quindi capirle e organizzarsi per comunicare con loro, piuttosto che “a” loro.

Le idee creative sono importanti – ma una creatività che non è dentro una strategia è proprio uno sparare a caso. Il che normalmente non è la maniera migliore per colpire il bersaglio.

Citando dal nostro manuale, un approccio non strategico è decidere che il futuro della nostra comunicazione è un account Twitter o un canale YouTube. O un video virale. Senza un perché. Innamorarsi degli strumenti. Seguire le mode. Adottare approcci che non necessariamente si adattano alla nostra situazione. Improvvisare senza delle solide basi. In sostanza correre un rischio elevatissimo di sprecare soldi e tempo. Anche perché, specialmente in situazioni di risorse scarse, non ci possiamo permettere il lusso di investire in iniziative che non siano tutte allineate, sinergiche, che lavorino di concerto per ottenere la massima efficienza e la massima efficacia. O almeno, provarci.

Improvvisare significa credere che va bene tutto… e che le grandi aziende (specialmente in paesi più avanzati del nostro) sono sciocche a spendere soldi per qualcosa che si potrebbe fare gratis.

In primis occorre domandarsi come mai le grandi aziende sono diventate grandi aziende. Farsi delle domande, darsi delle risposte. In genere è perché sono aziende che da anni hanno approcciato il marketing, la comunicazione, il digital in modo strategico. Pensare alla comunicazione, fare un piano di battaglia ragionato per qualcuno può essere un lusso. Ma già nella preistoria qualcuno si era già domandato se fosse una buona idea assemblare le proprie risorse e partire all’attacco sventolando la clava, e quel che succede, succede. O se invece fare un piano, capire gli obiettivi, i pericoli e le opportunità non permettesse di fare di più con meno. E di evitare batoste – chessò, quelli che oggi chiamiamo Epic Fail 🙂

Se è un lusso pensare a come fare il business, allora chiudiamo le scuole, le università, tagliamo le spese di marketing e comunicazione, facciamo solo sconti, promozioni e concorsi. Abbandoniamo il concetto di marca. Arrendiamoci al fatto che le persone ci scelgano esclusivamente in base al prezzo, tanto tutte le aziende sono uguali… se pensare è un lusso e improvvisare è la strada giusta, allora cambia tutto. Però… se le aziende di successo ( o aziende più smart) invece continuano a pensare a come fare una comunicazione intelligente; e la nostra azienda invece va all’attacco senza un piano, sventolando la clava e sperando nella fortuna o pensando che in fondo dare mazzate in testa ai nemici è facile… non voglio essere antipatico, ma la vedo proprio male… 🙂

Il vostro è un manuale, ovvero le “istruzioni per l’uso”: è così?

Certo, il nostro è un manuale, con istruzioni, to do list, un paio di template… ha un taglio, tolta la prima parte che serve a far capire il perché, molto orientato sul cosa e come.

Volevamo riempire un vuoto, quello che si è formato tra la teoria della comunicazione pura e semplice – che dovrebbero conoscere tutti quelli che lavorano in comunicazione – e le “istruzioni per l’uso” dei singoli pezzi che compongono il digitale. Se voglio usare Twitter avrò una decina di manuali che mi insegnano a farlo, e lo stesso discorso vale, oltre che per i social, per discipline come il SEO/SEM, l’email marketing e così via. Nessuno, però, raccontava come “pensare” la propria presenza sul web in modo organico e prima di ragionare sui singoli strumenti. Ed è quello che abbiamo tentato di fare con questo libro.

Social media e professionisti della comunicazione: a volte un rapporto d’amore e odio! Che ne pensate?

Social Media e Professionisti della comunicazione: più che altro c’è una cattiva conoscenza e una diffidenza (o supponenza) da parte di certe vecchie guardie della comunicazione tradizionale (sia in agenzia che presso i clienti). Per il resto vediamo molto interesse ma poca preparazione (motivo per cui abbiamo fatto il libro). Certo, per un pubblicitario vecchio stampo, i Social non sono interessanti perché non si vincono premi. E per l’uomo d’azienda classico sono poco interessanti perché non c’è il piano mezzi, non ci sono i GRP, non si può comprare la performance così come si comprano i media…

In sostanza, vecchio e nuovo sono destinati a fondersi. C’è bisogno senz’altro dell’esperienza dei professionisti della comunicazione, ma per fare meglio anche il social, che non può essere una terra di nessuno, dove la manualità (intesa come capacità di usare lo strumento) si sostituisce completamente al perché e al per come della scelta stessa degli strumenti. Nella nostra esperienza di formatori, troviamo sempre che la parte più difficile da far capire a chi si avvicina al digitale è distinguere obiettivi da strategie e strumenti. Cose che se hai studiato marketing ti sono molto chiare, ma che se provieni da un non ben definito ambito social lo sono molto meno.

chestorie.devCome vi immaginate il futuro della comunicazione digitale: un desiderio e un timore.

Speranza: che diventi normale. Che si facciano le cose con la stessa disciplina, intelligenza e rigore con cui si è sempre fatta la buona pubblicità, quella che ha portato i risultati perché teneva molto conto delle persone, della cultura. Il timore: che si continui a pensare che i Social fanno lo stesso mestiere dell’adv ma a budget zero. Questo lo temo perchè è il ragionamento che fa andare all’aria il business delle aziende che ci cascano. E in questo momento non abbiamo proprio bisogno di altre aziende che chiudono. Che si capisca che pubblicità e web e social non sono mestieri diversi. Che il web smetta di essere la cenerentola della comunicazione. Che la vicinanza alle persone alla quale ci costringe il social insegni alla comunicazione tradizionale una qualche forma di etica culturale. Il timore: che sia troppo tardi e che certe abitudini e convinzioni siano ormai talmente radicate da non poter essere estirpate.

Daniele Tarenzi

Daniele Tarenzi

Per lavoro mi occupo di comunicazione. Per passione mi occupo di comunicazione. Amo le persone sveglie, appassionate e "che friggono"!
Mi laureo in Lettere (perché Dante è sempre Dante!), ma faccio il Digital Communications Manager.
Daniele Tarenzi

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