Maurizio Scaparro. Il Carnevale del teatro travolge la città

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Dopo la riforma della Biennale, avvenuta tra il 1974 e il 1978, e la conseguente separazione tra le sezioni Teatro e Musica, nacque una nuova attenzione allo sviluppo di progetti specifici sui linguaggi performativi.

Nel 1979 oltre al convegno dedicato alla storia del teatro e la sua attualità, il Settore Teatro quell’anno realizzò un’iniziativa in collaborazione con il Settore Architettura: la mostra Venezia e lo spazio scenico, ospitata al Palazzo Grassi tra il 6 ottobre e il 4 novembre.

Incentrata sui luoghi della città e la loro relazione con la cultura, la mostra era divisa in tre sezioni: Venezia come palcoscenico dei luoghi comuni, Il potere che utilizza la festa come modulo di oppressione e Il rapporto personaggio e la folla.

Collegato all’esposizione, inoltre, vi era un itinerario tra gli spazi urbani riconosciuti come significativi: San Marco, il Ponte dei Pugni, l’Arsenale e Punta della Dogana.

Il cuore di questo progetto era stata la creazione di un luogo che fosse spazio performativo e allo stesso tempo attoriale, simbolo della relazione tra linguaggio scenico e linguaggio teatrale: il Teatro del Mondo di Aldo Rossi, struttura lignea galleggiante alta venti metri e inaugurata l’undici novembre alla Punta della Dogana.

Nacque in questo periodo una nuova visione degli spazi teatrali di Venezia e la riorganizzazione dei linguaggi performativi favorendo, dove possibile, la commistione tra le forme artistiche e di spettacolo.

Questa rivoluzione di pensiero fu base dell’unione tra carnevale e teatro portata avanti dal regista Maurizio Scaparro, allora direttore della Sezione Teatro della Biennale.

Nel 1979 il Carnevale aveva conosciuto una nuova vita grazie a feste spontanee dei cittadini veneziani, i quali erano tornati nei campi a ballare e a vestirsi in maschera, avvenimento questo che non si verificava da tempo.

Nel 1980 i festeggiamenti popolari non solo vennero replicati, ma assumono proporzioni straordinari grazie alla direzione artistica stessa di Scaparro, il quale diventa il regista non solo di un evento, ma  di un’intera città.  Egli dichiarò:

Provocare, anche in un tempo breve in uno spazio limitato, uno scambio di ruoli e una confusione di linguaggi, interrogare chi fa il teatro e chi lo frequenta sulle nostre sorti future di clown, mi sembrava urgente, e forse necessario. Il Carnevale del Teatro è nato così. Il pubblico, gli attori e, perché no, il caso hanno fatto il resto […]. Ma non c’è caso che tenga se nel nostro lavoro non credi e non speri nel pubblico e negli attori. Assieme a loro abbiamo buttato in piazza, senza segnalarli con voti di qualità, tutti gli ingredienti che nei secoli hanno fatto teatro e hanno fatto carnevale: il trucco, il travestimento, la maschera, il gesto, la musica, la parola.

Il Carnevale del Teatro iniziò quindi il 10 febbraio del 1980 con due giorni  di anticipo sul calendario ufficiale, durante i quali venne presentato al pubblico lo spettacolo itinerante di Giuliano Scabia Giro del diavolo e del suo angelo per la città di Venezia all’inizio di Carnevale.

I teatri della città vennero aperti per ventiquattro ore al giorno durante tutta la manifestazione e vennero utilizzati anche spazi non convenzionali come la Chiesa di San Samuele, i Magazzini del Sale, il Teatro del Mondo appunto e spazi all’aperto come Piazza San Marco, Campo Santo Stefano, la Calle Larga XXII Marzo, il Mercato di Rialto e il Ponte dell’Accademia.

Dal punto di vista organizzativo l’evento fu molto complesso: venne ideata la Carta del Carnevale, un abbonamento garantiva l’accesso agli spettacoli a condizioni vantaggiose e anche Promove, il Consorzio per la promozione del Turismo invernale, partecipò fissando dei prezzi speciali per l’alloggio in ventiquattro hotel cittadini, tra il 14 al 19 febbraio.

Agli eventi teatrali si sommarono una serie di iniziative collaterali quali la riapertura della mostra Venezia e lo spazio scenico, il laboratorio di Donato Sartori su Maschere e strutture gestuali, che si concluse con l’installazione di una gigantesca ragnatela in piazza San Marco, la mostra Project Artaud realizzata ai Magazzini del Sale, il laboratorio di Giulia Mafai su Trucco e travestimento alla Chiesa di San Samuele e nell’atrio del Ridotto e gli incontri a cura di Gaetano Sansone Viaggi e naufragi teatrali nel labirinto della parola.

Il Carnevale del Teatro iniziò ufficialmente con l’esibizione di Marcel Marceau al Teatro della Fenice replicata tre volte in un giorno.

Durante uno degli spettacoli il pubblico rimasto fuori dal teatro irruppe violentemente all’interno della sala per poi acquietarsi ed assistere alla replica.

In quei giorni si susseguirono a tutte le ore spettacoli in ogni dove: al Malibran La festa di Piedigrotta con la regia di Roberto De Simone, al Ridotto i burattini di Otello Sarzi, all’Avogaria Gli ultimi carnevali di Venezia interpretato dalla Compagnia di Giovanni Poli e al teatro galleggiante di Aldo Rossi Centro dell’Aleph del Settimo Teatro e Le roman de fauvel con Cleméncic Consort.

Gli spettacoli di strada vennero curati da due compagnie veneziane, il Teatro Giacomo Giacomo e il T.A.G. che proposero i loro spettacoli a Rialto e in Calle Larga XXII Marzo, da Paul Cotton in Piazza San Marco, dal Gruppo di Bagolino, dal Gruppo Valdoca e dagli spagnoli Els Comediants che coinvolsero il pubblico in una performance itinerante la quale culminò con la bruciatura del toro in Campo S. Stefano.

Dario Fo che si esibì al Malibran fu costretto ad affacciarsi alle finestre del teatro per calmare quanti erano rimasti senza biglietto e replicò lo stesso spettacolo all’esterno per evitare disordini pubblici.

Nonostante le difficoltà tecniche e le incognite di gestione legate a permessi prima negati e poi concessi, di giorno in giorno il Carnevale prese corpo e si crearono nei campi e nelle calli degli agglomerati spontanei di spettatori ed artisti.

Il giorno di Martedì Grasso i teatri terminano la loro programmazione nel pomeriggio e tutti si diedero appuntamento in Piazza San Marco per La festa dell’addio, ripresa da Rai 3 e mandata in mondovisione.

Giudizi positivi unanimi per la manifestazione spinsero l’organizzazione a proseguire con eventi satellite a conclusione del Carnevale: il Teatro del Mondo venne trasportato da Venezia, via mare, lungo le coste dell’Adriatico passando per Rovigno, Parenzo, Osor, Nin fino a Dubrovink, grazie alla collaborazione con Peter Selem, professore dell’Università di Zagabria e presidente dell’Associazione Europea dei Critici del Teatro.

Il Carnevale del 1980 diede una scossa alle modalità di progettazione di eventi culturali e di spettacolo e al contempo riuscì a dare nuova vita ad una festa popolare, tramutandola in una manifestazione colta, sì, ma partecipata. Sulle basi di questa esperienza, il connubio tra teatro e carnevale venne riproposto e l’edizione del 1981 vide coinvolte compagnie teatrali provenienti da tutta Europa, grazie alla collaborazione con Théâtre des Nations, che scelse Venezia come sede del suo annuale festival.

Il periodo di festeggiamento si allungò e passò da sei a nove giorni.

Il Teatro del Mondo non venne utilizzato, ma al suo posto furono selezionati, come location per gli eventi, la Scuola Grande di S. Giovanni Evangelista, il Conservatorio Benedetto Marcello e i Cantieri Navali della Giudecca, oltre agli edifici teatrali che già avevano ospitato spettacoli durante la precedente edizione.

La manifestazione si aprì al Conservatorio con una lettura di Giancarlo Sbragia, Andrea Zanzotto e degli attori del Teatro Filodrammatico di Milano dell’opera Il giorno di Giuseppe Parini, mentre il Teatro Drammatico di Varsavia presentò Jacques, il fatalista di Diderot al Teatro del Ridotto, Giancarlo Cobelli diresse Turandot di Gozzi al Goldoni e il Balletto Jackobson di Leningrado si esibì alla Fenice.

La volontà di uscire in strada e confrontarsi con il pubblico nei luoghi della quotidianità permase e così, per la prima volta nella storia, a Venezia vennero ospitati artisti dei principali circhi italiani e in particolare del circo equestre Gruss. A Campo Santo Stefano fu montato un tendone e gli spettacoli fecero il tutto esaurito sempre, complice – forse – il girovagare insolito di elefanti per le calli veneziane.

Il gruppo Els Comediants diede il via ai festeggiamenti del Giovedì grasso con Il volo del turco dal campanile di San Marco e conclusero la loro permanenza al Carnevale con lo spettacolo Settecento bugie tutte illuminate in allegro moto nell’atrio di Palazzo Grassi.

Questo edificio fu palcoscenico di numerose performance: Divertimento all’italiana con gli allievi della Scuola d’Arte Drammatica di Ginevra e dell’Accademia di Arte Drammatica di Roma, La Mojigata dello spagnolo Moratin, Il circo gira del Teatro all’Aria di Udine, ma soprattutto ospitò la mostra Il viaggio dei comici italiani nel ‘700 in Europa ideata da Sandro d’Amico, che verrà successivamente trasferita a Parigi, a Colonia e ad Ascona in Svizzera.

Nel 1981 si consolidarono i rapporti con il Comune di Venezia e le realtà locali, grazie ai quali alcuni spettacoli furono portati anche in terraferma come ad esempio La luce del giorno con Sbragia, Opera di Marco Mete37 con la Compagnia Napolo Nuova 77, Dialogo tra Mozart e un punk all’Assemblea del Teatro, il Tappeto soriano di Mara Baronti e il Carnevale di Sicilia del Gruppo Maria Campagna in piazza Ferretto.

Grazie alla collaborazione con il Settore Cinema fu realizzato un evento dedicato ai film sulla rivoluzione francese, Le maschere di Marat, e la presentazione del film Capriccio italiano di Glauco Pellegrini sulla vita di Goldoni.

Questa edizione del Carnevale richiese un grandissimo dispendio di energie e coinvolse un numero elevato di artisti, organizzatori e ospiti: si contarono ventitré compagnie delle quali dieci straniere, trecentottantacinque giornalisti accreditati e centocinquanta fotoreporter.

Il Carnevale della Ragione, così era intitolata la manifestazione, si fondava sul riconoscimento dei nuovi bisogni della popolazione e al contempo la riscoperta dei luoghi abbandonati dalla tradizione della città di Venezia, luogo di civiltà, cultura e informazione.

Nel 1982 Maurizio Scaparro dedicò il Carnevale a Venezia e Napoli, luoghi in cui la ricerca drammaturgica e linguistica in ambito teatrale era stata e continuava ad essere molto viva. Questa edizione della manifestazione concluse il quadriennio della sua direzione artistica di Biennale e rappresentò l’esempio massimo di festa, un evento in cui fruire cultura e recuperare le regole della tradizione – maschera, trucco, travestimento e musica –, come elementi base dello spettacolo.

Il Comune di Napoli collaborò insieme a quello di Venezia all’organizzazione del Carnevale che iniziò il 23 febbraio e propose ovunque mostre, spettacoli e teatro di strada.

Due le mostre: una a cura del fotografo Mimmo Jodice, che espose immagini del teatro napoletano contemporaneo e l’altra a cura di Pino Musi, fotografo anch’egli, sul rapporto tra maschera e persona. Alla stazione ferroviaria Santa Lucia scesero decine di attori, che indossavano maschere di Pulcinella, i quali per tutta la durata del Carnevale portarono confusione e allegria tra i visitatori della città.

Ovunque la folla si accalcava: nei bar, nelle piazze, nelle calli e nei ristoranti.

La Galleria Bevilacqa La Masa venne visitata quotidianamente da centinaia di adulti e bambini desiderosi di vedere la mostra “Pinocchio. Burattini e marionette”, organizzata dal Comitato delle Manifestazioni Collodiane.

Il teatro napoletano catturò la città con la sua grande energia, grazie al contributo di decine di autori e compagnie – tra i quali Luca e Luigi De Filippo, i fratelli Giuffrè, Manlio Santarelli, Adriano Sinivia e i mimi del Peraphs.

Gli spettacoli registrarono ovunque e sempre il tutto esaurito.

Furono organizzati anche incontri tra attori napoletani e arlecchini veneziani, nell’ottica di creare occasioni di improvvisazione e scambio tra culture teatrali diverse, gemellaggio che proseguì anche al termine del Carnevale, quando i veneziani organizzarono un’invasione performativa della festa di Piedigrotta, città in provincia di Napoli.

Quelli della direzione artistica di Scaparro furono anni vivi, pieni di fermento, ma soprattutto di relazioni tra realtà differenti, di creazione di progetti culturali integrati nel territorio, di partecipazione attiva del Comune e della cittadinanza.

Un momento straordinario e vitale per Venezia, nato da una semplice intuizione: unificare i tre cliché legati al nome della città, renderli elemento di studio e ricerca e trasformarli così in punto di forza, perché come dice Scaparro stesso nel libro fotografico «Carnevale del Teatro»:

In fondo abbiamo unito tre parole usate, e usate al limite del luogo comune, come carnevale, teatro, Venezia, perché collegate assieme potessero assumere un valore originale, un senso e un significato diversi, indicazione di una esperienza irripetibile altrove, ma anche a Venezia legata a tempi precisi di ricerca e di studio, paralleli alla festa, ma certamente da essi distaccati e autonomi.

 

Dalla tesi di laurea:

“Percorsi contemporanei. Arte pubblica tra calli, campielli e canali”

di Anna Novello

Relatore Prof.ssa Elisabetta Brusa

Università Ca’Foscari Venezia

Anno accademico 2012/2013

 

Anna Novello

Anna Novello

Respiro arte per vivere, scrivo per mantenere memoria, comunico per condividere. Credo negli incontri e nel contagio delle buone idee.
bellezzaecultura@gmail.com
Anna Novello

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