Dialogo: la psicorecensione

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Ieri sera non è stata proprio una serata come le altre.
Come tante altre, in cui dici: “Vado a teatro, bello, wow”.
Ieri sera sono uscito dal Teatro Nazionale scosso, toccato nel profondo. In una parola: emozionato.

Dialogo è molto più di uno spettacolo. Ne avevamo già parlato con il regista Mauro Simone (http://www.chestorie.com/che-storie/dialogo-mauro-simone/), avevo intuito che sarebbe stata un’esperienza toccante.
Ma non pensavo così forte. Così ben costruita. Così ben diretta. Così ben interpretata.

Il nostro amico psicologo, Emanuele Tomasini, ha tradotto le mie impressioni in una “psicorecensione“. Buona lettura!

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Ieri sera al Teatro Nazionale CheBanca! di Milano è andato in scena il nuovo spettacolo di Mauro Simone: Dialogo – Concerto Dialogato con Luca Tudisca.
Noi c’eravamo e ne siamo rimasti affascinati.

Mentre prendevamo posto, lo sguardo si è soffermato sul palco: in scena solo due sedie, di quelle pieghevoli, in legno, trasportabili e diversi cappotti, alcuni adagiati sul pavimento, altri appesi, altri annodati. È in questa semplicità che tutto ha inizio. Luca (Tudisca, ndr) entra in scena, si siede, quasi, in disparte, abbraccia la chitarra e lo spettacolo si avvia… Il tempo aspetta solamente che ci amiamo come se fossimo noi due protagonisti di una storia a lieto fine noi amiamoci per noi e per nessun altro. (Cappuccino e Caffè).

Il pescatore di professione, ma sognatore e musicista d’animo, Santuzzo (Matteo Volpotti) inizia la sua giornata quando irrompe sulla scena lei, Addolorata, ma per tutti solo Ada, una splendida Elena Nieri… e tra i due, da una semplice battuta, si avvia un dialogo che è l’inizio di una storia d’amore. Lì giovani e quasi nudi con tante speranze, vogliosi di conoscere l’Amore. Lì, in quel momento i due si scelgono con poche semplici parole.

Le emozioni, i dialoghi interni e le parole non dette dei due amanti vengono vissute, dal pubblico in sala, proprio attraverso le canzoni. Sono i testi e i giri di chitarra a riecheggiare nelle pance mentre gli occhi colgono piccoli-grandi movimenti sulla scena. Io sono pazzo di te ma come te lo devo dire? Altra cosa non c’è che mi fa stare bene, è incredibile (Pazzo di te).

Il tempo scorre… veloce… il matrimonio, la nascita del figlio, i problemi legati al funzionamento della famiglia. E per ogni nuovo tempo della storia e di vita, un cappotto indossato. Nella vita fuori dal palco che cos’è un cappotto se non un indumento di copertura? Ma lì, su quel palcoscenico, il cappotto è simbolo: dello scorrere della vita psichica, del passare degli anni, ma, soprattutto, delle emozioni. C’è il cappotto dei sogni, quello della felicità, della gelosia, del ritrovarsi, della morte e del lasciare andare. Uno sopra l’altro perché la vita così come la coppia funzionano sommando istanti, parole, sentimenti. Non c’è la possibilità di tornare sempre al punto precedente perché si è comunque diversi. Strato dopo strato, esperienza dopo esperienza i movimenti si fanno più difficoltosi, meno leggeri, più goffi, a metafora del poter inciampare e forse perdersi.

Ma se l’Amore sboccia semplicemente, è proprio attraverso (dià) il discorso (logos) che si può correre insieme nella stessa direzione. A un certo punto, però, i cappotti si fanno pesanti. Succede quando il dialogo si interrompe. Quando si smette di guardare l’altro per come è e si vuole che sia in un altro modo. Ada chiede a Santuzzo di lasciare una parte di sé, la musica, in nome delle responsabilità. Siamo incroci di mani che si sfiorano appena. Una fusione di corpi che diventano ali. Siamo passi scomposti che ritornano a casa, implorando persone, avendo perso ogni cosa (Guardami Adesso).

Ma abdicare a se stessi toglie nutrimento alla vita e piacere alla coppia. Ed è questo che capisce Ada, ormai vecchia e appesantita. È lì che il dialogo riprende e come una fiamma torna ad alimentare il rapporto.

Ogni elemento della coppia ha bisogno dei propri spazi di espressione per poter essere di sostegno all’altro. Accettare l’altro nella sua imperfezione: guardarlo e riconoscerlo unico e per questo scelto.

chestorie.com

E così passano 50 anni. Nella morte di Ada, che si spoglia dei suoi cappotti davanti a quel mare che li aveva uniti, riemerge la leggerezza che sa donare l’Amore. C’è spazio per elaborare il lutto e per continuare a essere legati, oltre la distanza fisica. Ma anche Santuzzo è pronto a raggiungere Ada e saluta il figlio Luca, ormai grande, un musicista. In questa storia d’Amore e in questa famiglia c’è spazio per permettere a tutti, chi all’inizio, chi alla fine, di essere ciò che si è.

Nei testi di Elisabetta Tulli e interpretati magistralmente dai due performer Elena Nieri e Matteo Volpotti si narra di Amore: quello passionale, quello costruito, quello maturo e quello genitoriale. Quello che ti fa scegliere ogni giorno. Ma se potessi ti regalerei la Luna, ma se potessi SCEGLIERE TRA vivere o morire sceglierei di vivere o morire con te (Dialogo).

Uno spettacolo psicologico commovente, una storia in cui immedesimarsi, in cui soffrire perché non sempre va così, ma soprattutto una storia di speranza. Dove il nostro amore è storia da raccontare e se tu vorrai io ci sarò ovunque tu sarai, ovunque io sarò (E intanto).

Per un dialogo sul palco, un dialogo interno molto forte anche per noi che lo abbiamo visto. Al termine dello spettacolo una vera standing ovation perché è nella semplicità il vero successo.

Merito e plauso a Mauro Simone per la regia. Ma soprattutto grazie a Luca Tudisca, che con l’originalità delle sue canzoni ha dipanato una storia emotiva molto forte, senza essere copia di nessuno, ma un artista nel pieno della scoperta di se stesso.

Ci auguriamo che abbia fortuna questo Concerto Dialogato non solo perché interamente italiano, ma soprattutto perché ha tanto da raccontare e far riflettere.
Per noi, un emozionante SÌ.

Daniele Tarenzi

Daniele Tarenzi

Per lavoro mi occupo di comunicazione. Per passione mi occupo di comunicazione. Amo le persone sveglie, appassionate e "che friggono"!
Mi laureo in Lettere (perché Dante è sempre Dante!), ma faccio il Digital Communications Manager.
Daniele Tarenzi

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