Psicorecensione: Le Bal – L’Italia balla dal 1940 al 2001

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[Recensione scritta da Daniele Tarenzi e Emanuele Tomasini]

Data: 1940. Luogo: balera.
Sono questi il tempo e il luogo in cui prende avvio lo spettacolo di Giancarlo Fares, da una creazione del Théâtre du Campagnol e da un’idea e nella regia di Jean-Claude Penchenat. Il sipario si apre su una scena pressoché vuota, se non per le sedie che delimitano la pista da ballo. Un po’ come se evidenziassero la presenza di un confine tra un fuori, il mondo, e un dentro, il luogo del ballo, che una volta attraversato spoglia le persone e le riveste, potenziandole, di emozioni.

La balera inizia a popolarsi: fanno il loro ingresso le donne. Una più caratterizzata dell’altra: l’insicura, la snob, la finto borghese che se la tira, l’addolorata, la non propriamente bella che però si butta, l’anziana piena di energia. Come da tradizione, proprio quella che oggi fingiamo di rimpiangere, si sistemano a bordo pista nella speranza di essere invitate, in attesa.
Arrivano loro, gli uomini. Ci sono il ballerino, il “cumenda”, il secchione, quello che se la crede, lo sfatto dalla vita, il signore di altri tempi; e la musica segna il momento in cui si formano le coppie. Alcune improbabili e altre speculari e attraverso il ballo si conoscono, si amalgamano e iniziano a giocare tra loro. Ed è proprio il corpo, con gli ampi movimenti e con le micro-macro espressioni facciali, che rende le emozioni ancora più vivide e potenti: innamoramento, felicità, gelosia, rabbia, rancore.
Sarà che etimologicamente le emozioni richiamano il movimento, ma ciò che accade in scena non lascia indifferenti, soprattutto in assenza della parola. Sì perché Le Bal non è uno spettacolo parlato, tutto passa solo attraverso il movimento, ben accordato con la musica. Uno spettacolo che aiuta a comprendere quanto, a volte, le parole siano superflue quando basta guardarsi.

In questa densa atmosfera gli anni iniziano a scorrere. Cambiano le canzoni, i ritmi, i passi dei balli e i movimenti, un po’ come se fosse richiesto dalla storia, quella del Paese: da Mussolini con la partenza per il fronte e il cambiamento della figura della donna, alla straziante ansia della guerra per chi aspetta il ritorno, la morte, l’invasione tedesca, ma anche la liberazione americana, simbolicamente portata in scena con un bellissimo tip-tap. E poi ci sono la fame, la ripresa, gli hippie, l’estate al mare e il dilagare della droga, ma anche del pizzo e dei loschi affari. Fino agli anni 2000: il globale cambiamento e una generazione in cui il movimento anziché espandersi, come si racconta stia facendo il mondo, diventa più piccolo, solitario e si chiude in sé nella potenza degli auricolari nella paura del terrorismo. E i perfomer sul palco si cambiano anche d’abito perché la trasformazione è live, così come lo è il flusso della storia, senza interruzioni.

In Le Bal non si tira il fiato fino alla fine, ti vien voglia di cantare le canzoni che hai sentito, di muoverti a ritmo e anche tu sei un po’ lì su quel palco che è un contemporaneo video youtube-compendio della storia italiana, dalla quale però non puoi sentirti distaccato perché le emozioni rimangono le stesse e si trasformano solo i modi di esprimerle.

Alla fine dello spettacolo sotto scroscianti applausi è proprio il cast che fa ballare il pubblico in sala (ci sono le prove…). Plauso e merito a ogni artista che nell’espressione corporea ha saputo trasmettere con maestria quello che le parole non avrebbero saputo forse dire meglio, frutto di una grande ricerca espressiva e di uno studio psicologico di ogni personaggio portato sul palco. Da non dimenticare è che in scena ci sono soprattutto dei giovanissimi, che abbiamo deciso di citare: Sara Valerio, Alessandra Allegrini, Riccardo Averaimo, Alberta Cipriani, Vittoria Galli, Alice Iacono, Matteo Lucchini, Francesco Mastroianni, Davide Mattei, Matteo Milani, Pierfrancesco Perrucci, Maya Quattrini, Michele Savoia, Patrizia Scilla, Viviana Simone, senza tralasciare Giancarlo Fares che oltre a regista si sperimenta con energia sul palco.

Sì, vi consigliamo Le Bal.
Non solo perché scorre veloce ed è molto coinvolgente, ma soprattutto perché la storia esterna che abbiamo vissuto e che abbiamo studiato sui libri ha dei riflessi interni che ognuno di noi può sperimentare. E’ un buon modo per riconnettersi a quel ‘sentire’ che passa per il corpo e che spesso cerchiamo di allontanare perché ci sembra troppo forte.

Dal 19 al 29 ottobre lo trovate al Teatro Menotti, che è poi una chicca nascosta tra i palazzi milanesi, e ne vale la pena anche per quello.

https://www.facebook.com/lebal.fares/

Daniele Tarenzi

Daniele Tarenzi

Per lavoro mi occupo di comunicazione. Per passione mi occupo di comunicazione. Amo le persone sveglie, appassionate e "che friggono"!
Mi laureo in Lettere (perché Dante è sempre Dante!), ma faccio il Digital Communications Manager.
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