Next to Normal: la psicorecensione

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Cosa accade quando una malattia psichiatrica irrompe nella vita di una ‘normale’ famiglia?
È questo il tema del musical Next To Normal che abbiamo avuto l’opportunità di vedere, sabato sera, al Teatro della Luna di Milano.

Sei i personaggi principali: una madre, Diana Goodman magistralmente interpretata da Francesca Taverni; un padre, Dan Goodman con un Antonello Angiolillo sempre toccante; un figlio, Gabe Goodman, che ha l’angelico volto e la grintosa voce di Renato Crudo; una figlia, Natalie Goodman, una splendida Laura Adriani, vista recentemente al cinema a fianco di Valeria Golino nel film ‘Il colore nascosto delle cose’; il giovane Henry, interpretato da Massimiliano Perticari; il Dottor Madden e il Dottor Fine, interpretati da Brian Boccuni.

Le luci si accendono sul palco e quello che appare in scena è qualcosa che la maggior parte di noi ben conosce: figli adolescenti che avanzano richieste e ingaggiano scontri, una coppia genitoriale che bilancia e controbilancia continuamente i propri ruoli, divisi tra responsabilità e ricerca del piacere. Ecco quella che potremmo chiamare una ‘apparente normalità’. Non sconvolge, anzi forse i primi minuti di questo musical ci tranquillizzano perché è possibile identificarsi profondamente e non sentirsi vinti e sconfitti di fronte alle difficoltà quotidiane.
Probabilmente nemmeno quando Diana, quasi senza pensare, sparge sul pavimento i pezzi di pane per preparare il pranzo per tutta la famiglia, ci sembra così eccessivo o ‘strano’.
Perché? Perché in una società in cui i livelli di performance sono così elevati, spesso, si agisce come in una catena di montaggio, senza riflettere, ma risparmiando energia mentale preziosa per cose più importanti.

E invece…

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Questo episodio è simbolicamente la porta di ingresso verso qualcosa che temiamo e che, ancora oggi, è un tabù: la malattia psichiatrica.
Perché sì, conosciamo tutti l’ansia e la depressione, sono parti quasi inscindibili della società contemporanea, ma che nel loro essere così diffuse, devono rimanere mascherate.
E come ci accorgiamo di tutto ciò in Next To Normal? Lo scopriamo quando, durante una cena di famiglia alla presenza del nuovo fidanzato della giovane Natalie, Diana irrompe in sala con una torta e con voce felice augura ‘Buon compleanno’ per Gabe, il figlio, che, dalla prima scena, sembra così reale, ma che in realtà è solo una allucinazione nella mente della madre.

Ed ecco che in un attimo si entra nel dramma della famiglia Goodman.
Sperimentiamo con loro l’angoscia che pervade chi è sopravvissuto. Diana impegnata in un percorso farmacologico e di psicoterapia con il Dottor Madden e il Dottor Fine in un viaggio nelle parti più profonde della sua psiche, in cui purtroppo l’appello alla sua volontà è molto difficile. Dan che all’apparenza in movimento così come la vita che ha continuato a scorrere e in realtà fermo, solo, isolato a fare i conti con il proprio dolore e l’impotenza. Natalie, la figlia non vista… lei che è corpo e quindi reale e tangibile all’interno della famiglia, porta il peso, o forse sarebbe meglio dire la colpa, dell’essere sopravvissuta e, in un gioco perverso, diventa trasparente. E se non sei vista, devi trovare un modo di assicurarti di essere davvero viva e presente o quantomeno di andare altrove, sperando sia un posto migliore, e da qui la tossicodipendenza con l’abuso di farmaci e sostanze.

Lo spettro di Gabe che aleggia su tutti i membri della famiglia da una parte aggrega, dall’altra rischia di disgregare tanto ogni individuo quanto tutto il nucleo.

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Next To Normal vuole farci riflettere e non stigmatizzare la malattia mentale. Questo musical merita di essere visto perché sia sul piano tecnico sia sul piano interpretativo racchiude una forza che poche volte si trova negli spettacoli. Se il dramma c’è, chi è in sala lo deve sentire. E in questo caso, arriva tutto: senti il tuo cuore spezzarsi, dilaniato dal dolore più profondo. è così forte ciò che accade sul palco che non può lasciare indifferenti. Ognuno ritrova parti di sé in scena e può permettersi anche di scoprire come vivere: attraverso la fiducia. Un cast davvero ben scelto che ha studiato e scandagliato nei dettagli la psicologia del proprio personaggio. Ottimo adattamento di testi e musica, così come la regia.

Io che quotidianamente sono a contatto con la sofferenza, dico grazie perché quello che ho visto non mi ha lasciato indifferente, nonostante rappresenti buona parte della mia ‘normalità’.

Emanuele Tomasini

Emanuele Tomasini

Vivere è comunicare e comunicare è mettere in relazione. Amo osservare come le persone si mettono in ascolto di se stesse e in contatto con il mondo per creare il proprio spazio. Sono uno psicologo. Appassionato di musica e matematica, scrivo e leggo alla ricerca di connessioni e legami.
Emanuele Tomasini

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Vivere è comunicare e comunicare è mettere in relazione. Amo osservare come le persone si mettono in ascolto di se stesse e in contatto con il mondo per creare il proprio spazio. Sono uno psicologo. Appassionato di musica e matematica, scrivo e leggo alla ricerca di connessioni e legami.