[Psicorecensione] Hairspray – Grasso è bello

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La sala è gremita e prima dell’inizio dello spettacolo sembra quasi di stare in un frullatore; il risultato potrebbe essere un gran mal di testa (il mio, ndr), ma anche un ottimo punto di osservazione che riflette quello che avremmo visto poco dopo: l’essere tutti diversi.

Siamo stati al Teatro Nuovo di Milano a vedere Hairspray – Grasso è bello, il nuovo musical diretto da Claudio Insegno. Il testo, che prende le mosse dal famoso musical di Broadway del 2002 e ripreso nell’omonimo film del 2007, si presenta sul palco con alcune attualizzazioni interessanti, nei dialoghi.

Baltimora, anni ’60. Bianchi da una parte e neri dall’altra senza una vera possibilità d’interazione, belle e belli che bucano lo schermo versus ragazze un po’ in carne, che hanno sogni come tutte le altre, ma che non aderiscono ai cliché imperanti, genitori e figli in contrasto tra loro.

E se qualcosa può cambiare è quasi sempre dal basso che questo può avvenire. Inizia così la storia di Tracy Turnblad, magistralmente interpretata da Mary La Targia. Lei vuole ballare in TV al Corny Collins Show e quando se ne presenta la possibilità non perde tempo, sfida la giunonica e preoccupata mamma Edna, un fantastico Giampiero Ingrassia, e si presenta alle audizioni. Floriana Monici, la perfida e perfetta Velma Von Tussle, la deride e nella sua interpretazione riusciamo a cogliere tutto lo sdegno di fronte a quello che è percepito come un grande affronto: una ragazza grassa in tv. Ma, forse, in quelle reazioni possiamo vederci anche la paura che chi consideriamo diverso da noi può generare. In fondo, Tracy rappresenta una minaccia a tutti i sacrifici che la Von Tussle aveva dovuto fare per arrivare lì e per farci arrivare la figlia, fotocopia, Amber, una bravissima Beatrice Baldaccini. I genitori sono proprio quei modelli ai quali vogliamo assomigliare quando ancora non riusciamo a riconoscere le diverse parti di noi.

Ma all’ottusità di qualcuno si oppone la lungimiranza di Corny Collins (Gianluca Sticotti), il presentatore dello show: Tracy entra in squadra e questo, a cascata, permette alla madre Edna di elaborare il proprio isolamento e la propria vergogna legata all’obesità, alla migliore amica Penny (una Giulia Sol che convince alla grande) di rompere le rigide regole della madre e innamorarsi del ragazzo di colore Seaweed (Elder Dias), al convivere insieme senza divisioni di razza o corporeità.

La rivoluzione è partita e si gioca senza esclusione di colpi, ognuno in cerca del proprio spazio nel mondo, che sembra troppo piccolo per tutti, ma che alla fine può essere il posto di tutti. E questo lo sentiamo tutto nell’assolo da brividi di Helen Tesfazghi, che interpreta la mamma di Seaweed.

Ogni favola ha un lieto fine, o almeno quelle alle quali siamo abituati: Tracy diventa la nuova Miss Lacca Teenager e conquista l’amore di Link Larkin (Riccardo Sinisi). Nella vita è un po’ più difficile.

Due ore di spettacolo in cui si stacca la spina con il mondo, merito ai perfomer davvero bravi, che sono riusciti a caratterizzare i propri personaggi dando loro lo spessore necessario. Chi è appassionato di musical avrà forse ritrovato alcuni stili interpretativi già visti in altri recenti spettacoli (Daniele Tarenzi seduto di fianco a me mi fa notare come Sinisi/Hairspray assomiglia troppo a Sinisi/Footloose e Sticotti/Hairspray assomiglia troppo a Sticotti/La Febbre del Sabato Sera, e forse ha ragione ndr) e questo non ci è piaciuto. L’orchestra dal vivo rende e le coreografie convincono.

Finito lo spettacolo, ho riguardato la sala e mi sono detto che la strada per l’integrazione è ancora lunga, ma ce la possiamo fare. O almeno questo è quello che spero perché le risate in sala erano tutte uguali così come i momenti di tensione. Ecco, sono le emozioni che ci uniscono, per il resto #diversoèbello.

Sul palco, a Milano, fino al 18 febbraio!

Emanuele Tomasini

Emanuele Tomasini

Vivere è comunicare e comunicare è mettere in relazione. Amo osservare come le persone si mettono in ascolto di se stesse e in contatto con il mondo per creare il proprio spazio. Sono uno psicologo. Appassionato di musica e matematica, scrivo e leggo alla ricerca di connessioni e legami.
Emanuele Tomasini

Emanuele Tomasini

Vivere è comunicare e comunicare è mettere in relazione. Amo osservare come le persone si mettono in ascolto di se stesse e in contatto con il mondo per creare il proprio spazio. Sono uno psicologo. Appassionato di musica e matematica, scrivo e leggo alla ricerca di connessioni e legami.